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Alla fine trovi sempre un nuovo inizio.
Cinque anni fa o giù di lì, abbandonando forzatamente e non vecchi hobby e passioni, me ne rifeci un altro ex novo, anche se nuovo non lo era affatto. Nel vecchio e scassato computer portatile che allora mi faceva compagnia in laboratorio (macchina coraggiosa, incurante della polvere e di tutte le possibili aggressioni chimiche e fisiche che poteva subire) installai il celebre programma di emulazione per gli antiquati software degli anni ’80 e ’90 chiamato Dosbox, e assecondando le mie predilezioni, acquisii una copia del videogioco Pool of Radiance.
Sono uno storico per formazione accademica, un “genealogista” per inflessione filosofica, un filologo per metodi d’indagine: mi piace sempre risalire alle sorgenti delle cose, seguire le fonti, osservare le evoluzioni, scoprire diramazioni, deviazioni e tante altre cose del genere anche quando gioco – o forse sarebbe meglio dire: quando “mi occupo del Gioco”, perché è in questo senso che “io gioco”.

Pool of Radiance fu il primo Videogame ufficiale basato sul GdR Dungeons & Dragons e pubblicato in una veste tale da poter parlare di una «versione elettronica» di un gioco di ruolo, un eRPG (electronic role playing game). L’idea era quella di gustarmi i tanti giochi seguendo un percorso puramente cronologico in base alla data di uscita sul mercato, e rubare centinaia di ore al sonno fino a notte fonda, oppure godersi le albe e i caffè giocando prima di darsi al lavoro, con il fine di risalire con costanza e caparbietà le epoche della storia dell’Informatica e delle esperienze videoludiche. Poi come al solito, dopo una buona idea me ne venne in testa una pessima che mi affascinò con i suoi aspetti sinistri e malsani.
Sono anche uno scrittore, da sempre ho praticato l’arte per diletto o per fini professionali; a quel tempo avevo un Blog in disuso all’indirizzo paoloaugusto.blogspot.it, dove «Paolo Augusto» altro non è che un nickname vagamente simile al mio nome reale. Da qui il progetto di riassumere, descrivere e commentare le sessioni di Retrogaming che facevo, avvalendomi degli ultimi ritrovati per la pubblicazione e condivisione di contenuti su Internet, è stato un corto circuito inevitabile e inarrestabile.
La «formula editoriale» di partenza era molto semplice, ed è stata mantenuta quasi del tutto inalterata fino a oggi. Scrivo i miei personali «diari d’avventura», dei report nei quali nei quali a volte mi calo nelle vesti dei personaggi che “muovo” o interpreto, altre volte scrivo della mia esperienza di gioco più direttamente, aggiungendo commenti, critiche, suggerimenti, dettagli tecnici (per quanto mi permette la mia cultura informatica) e altre amenità più o meno divertenti o interessanti.
Dopo qualche articolo le cose sono degenerate, e anche se sapevo che sarebbe finita così, non ho potuto farci niente. Perché il viaggio sempre lento e a volte molto stentato che faccio attraversa una parte, a mio avviso, fondamentale dell’industria culturale contemporanea – e se non sapete cosa è questa «industria culturale», ho scritto qualche riga di spiegazione in un altro articolo. Perché, in secondo luogo, non credo sia importante quale sia il divertimento originario di una persona, se è un giocatore di ruolo, se è un gamer videoludico, se è un lettore di narrativa Fantasy, ma credo sia assolutamente affascinante quando da un prodotto, per esempio un videogame, vai a scoprire la sua versione giocabile al tavolo con i dadi e poi allarghi la visione verso altri libri, altre storie, altri temi. E in terzo luogo, tolto il piacere che si può avere nel leggere questi articoli, le cose di cui tratto rappresentano una ricerca storica sul GdR più famoso del mondo, nella quale tento di ricostruire il suo sviluppo a tutto campo, andando a recuperare testi e documenti (i.e. manuali) che probabilmente i giocatori più giovani non hanno mai letto.
Per questo, proprio come accade ogni volta quando si scoprono i mondi di Tolkien, di Lovecraft, di Howard e di tanti altri Grandi della letteratura fantastica, ci si vuole «immergere» al loro interno cercando di cogliere l’essenza delle loro costruzioni nel modo più concreto possibile, mi dedico a espandere e ad approfondire gli aspetti più importanti di Dungeons & Dragons e delle sue Ambientazioni a partire da quegli elementi che emergono direttamente durante le partite sui Videogame, e vi scrivo articoli dal taglio e soggetto diverso.
Chiudo la presentazione del mio nuovo-vecchio blog dicendo che, dopo aver scelto questa veste più chiara e specifica, ripubblicherò qui tutti gli articoli già presenti su paoloaugusto.blogspot.it, dopo una revisione. Mi preme sottolineare che questo blog, e tutti i suoi contenuti, è il frutto dell’opera di un amatore e cultore del gioco di ruolo e della narrativa Fantasy: seppure io tento di curare gli articoli al meglio delle mie capacità professionali, questa mia attività resta un hobby senza un reale scopo di lucro. È vero che sono presenti delle inserzioni pubblicitarie, una casella per effettuare delle donazioni monetarie e che alcuni contenuti sono disponibili per essere scaricati alla cifra simbolica di 1.00 euro, ma per l’appunto, non credo che tutto ciò potrà andare mai oltre il rappresentare un certo tipo di sostegno e di apprezzamento per il mio lavoro. Voglio anche ricorcare che questo sito sarà sempre liberamente consultabile in modo integrale in ogni sua parte e testo, per sempre.
Grazie di tutto.

P.Ag.