Avventurarsi in “Pool of Radiance”

Come la schermata manifesta, non sto giocando all’ultimo prodotto dei Forgotten Realms, bensì proprio al primo “Pool of Radiance” (o Polla della Radiosità) del 1988. Il gioco era uscito per il Commodore 64/128, ma anche per i primi Personal Computer che utilizzavano il linguaggio DOS. Una volta reperiti i file di Pool of Radiance, l’unica cosa che dovete installare sul PC è un emulatore del vecchio dos chiamato Dosbox.
Se utilizzate Linux come sistema operativo, tutto sarà semplicissimo: una volta creata una cartella che contiene i file di Pool of Radiance, basta selezionare il file “Start.exe” e associarlo all’applicazione Dosbox (“Esegui con Dosbox”), in caso contrario, credo che su un PC che fa girare una versione di Windows, dovrete adattarvi a eseguire il mount di una cartella di sistema virtuale dopo aver lanciato Dosbox come normale applicazione (non è così complicato anche se una mezz’ora per capire come funziona dovrete perderla).
  Pool of Radiance è il portabandiera dei cosiddetti “GdR hack’n’slash”, ovvero quei videogiochi di ruolo nei quali non è la risoluzione di enigmi e la conversazione con gli NPC a farla principalmente da padrone: in Pool of Radiance, la conversazione è abbastanza ridotta, di enigmi ce ne sono pochi, seppure alcuni molto insidiosi e tali da portare la blocco dell’avanzamento della trama; ci si focalizza soprattutto sui combattimenti, abbondanti e molto variegati.
Oltre a un combattimento “completamente tattico” dove si possono muovere fino a otto personaggi facendogli fare tutto il possibile nei limiti della programmazione, un altro punto di forza del Videogame è una sterminata zona di gioco comprendente una intera città, foreste, dungeon e chi più ne ha più ne metta, una difficoltà delle Quest (affidatevi da una solerte impiegata comunale) perfettamente calibrata, una serie molto interessante di mostri, ma soprattutto l’applicazione rigida delle regole di Advanced Dungeons & Dragons 2nd Edition e un metodo di combattimento finalmente davvero strategico.
  In Pool of Radiance il combattimento occupa l’intero schermo, e ci si trova in un’area molto più vasta di una singola schermata, popolata da muri, barriere, alberi che giocano effettivamente un ruolo nella dinamica degli scontri. In pratica sembra di essere in un Wargame, nel quale potete vedere la disposizione dei nemici, studiare le tattiche di scontro, disporre come meglio credete i vostri personaggi, combattere corpo a corpo o allontanarvi e usare gli archi, nascondervi dietro un muro.
  Contrariamente ad AD&D, Ranger e Paladino stranamente non sono classi selezionabili (lacuna colmata nel seguito Curse of the Azure Bonds), ma per il resto potete trovare tutto ciò che ha reso famoso questo sistema di GdR: l’allineamento morale (anche se in verità non ha influenza sul gioco), la THAC0, la CA, i Maghi e i Chierici che devono memorizzare gli incantesimi, e delle regole semplici ed efficaci per i principianti. Ma soprattutto tantissime sotto-avventure tutte da mappare, racchiuse in un videogioco che rasenta la perfezione, se si è amanti di un GdR che richieda più muscoli che cervello.